Visualizzazione post con etichetta 1957. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 1957. Mostra tutti i post

2 settembre 2023

Pianeta in via di sviluppo

Erano due anni che Alan Green viveva senza speranza. Dal giorno in cui l'astronave si era schiantata su quel pianeta sconosciuto, lui si era rassegnato al destino che il caso e la matematica avevano creato per lui. C'era una probabilità su un milione che un'altra astronave atterrasse su quel pianeta nei prossimi cento anni. Perciò non gli sarebbe servito a niente restare inattivo, in attesa che qualcuno venisse a salvarlo. L'idea poteva essere sgradevole: ma lui doveva rassegnarsi ad accettarla. Gli piacesse o no, avrebbe dovuto restare laggiù per tutto il resto dei suoi giorni, e di conseguenza avrebbe dovuto cercare di cavare tutto il sangue possibile da quella rapa di dimensioni planetarie. E non c'era molto sangue da cavare. Anzi, alla luce di ogni evenienza, sembrava piuttosto che il sangue lo stessero cavando a lui. Poco tempo dopo essere diventato un reietto, un naufrago, un uomo separato violentemente dalla sua cultura e dalla sua razza, era stato anche ridotto in schiavitù.

Philip José Farmer, Pianeta in via di sviluppo, traduzione di Gianni Aimach, Slan Libra n. 2, Libra Editrice, marzo 1977
(The Green Odissey, 1957)



Copertina di Allison

27 agosto 2023

Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

Tutti ormai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile: uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po’ tozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla metà della fronte quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d’Italia, aveva un’aria un po’ assonnata, un’andatura greve e dinoccolata, un fare un po’ tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d’olio sul bavero, quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana. Una certa praticaccia del mondo, del nostro mondo detto «latino», benché giovine (trentacinquenne), doveva di certo avercela: una certa conoscenza degli uomini: e anche delle donne. La sua padrona di casa lo venerava, a non dire adorava: in ragione di e nonostante quell’arruffio strano d’ogni trillo e d’ogni busta gialla imprevista, e di chiamate notturne e d’ore senza pace, che formavano il tormentato contesto del di lui tempo. «Non ha orario, non ha orario! Ieri mi è tornato che faceva giorno!» Era, per lei, lo «statale distintissimo» lungamente sognato, preceduto da cinque A sulla inserzione del Messaggero, evocato, pompato fuori dall’assortimento infinito degli statali con quell’esca della «bella assolata affittasi» e non ostante la perentoria intimazione in chiusura: «Escluse donne»: che nel gergo delle inserzioni del Messaggero offre, com’è noto, una duplice possibilità d’interpretazione. E poi era riuscito a far chiudere un occhio alla questura su quella ridicola storia dell’ammenda… sì, della multa per la mancata richiesta della licenza di locazione… che se la dividevano a metà, la multa, tra governatorato e questura. «Una signora come me! Vedova del commendatore Antonini! Che si può dire che tutta Roma lo conosceva: e quanti lo conoscevano, lo portavano tutti in parma de mano, non dico perché fosse mio marito, bon’anima! E mo me prendono per un’affittacamere! Io affittacamere? Madonna santa, piuttosto me butto a fiume.»

Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Emons, ottobre 2012
(Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, 1957)



Copertina di Francesco Escalar