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20 luglio 2023

Vita con l'alce

Mio padre è morto.
E io ieri ho ammazzato un’alce.
Che dire.
O io o lei. Ero affamato. Comincio sul serio a diventare magro. La notte prima sono andato giù a Maridalen a rubare del fieno in una fattoria. Ho aperto una balla con il coltello e ho riempito lo zaino. Poi ho dormito un po’ e alle prime luci dell’alba sono sceso al dirupo a est della tenda e ho messo il fieno come esca in un punto che da tempo pensavo fosse perfetto per un’imboscata. Quindi mi sono sdraiato sull’orlo dello strapiombo dove sono rimasto ad aspettare per varie ore. So che ci sono alci qui. Ne ho visti. Sono addirittura arrivati fino alla mia tenda. Vagolano qua e là per la collina seguendo i loro più o meno razionali impulsi. Sempre in giro gli alci. Si direbbe proprio che pensino che è sempre meglio altrove. E magari hanno anche ragione. Alla fine comunque ne è arrivato uno. Una femmina. Con un cuccioletto trotterellante dietro. Mi ha colto un po’ alla sprovvista che ci fosse anche lui. Avrei preferito che non ci fosse. E invece c’era. E il vento tirava dalla direzione perfetta. Mi sono messo il coltello in bocca, non il coltellino, eh, quello grande, il coltellaccio insomma, e sono rimasto in attesa. Gli alci si avvicinavano timidi. Sbocconcellavano un po’ di erica e di betulle giovani giù nel dirupo. E poi finalmente eccola lì. Esattamente sotto di me. Mazzalo, che grande che è. Sono grandi, gli alci. È facile dimenticare quanto sono grandi.

Erlend Loe, Vita con l'alce, traduzione di Cristina Falcinella, Iperborea, settembre 2007
(Doppler, 2004)
Letto il 25 novembre 2007


10 maggio 2023

Il manifesto dei cosmonisti

Il sole, a nord, era basso sull'orizzonte della foresta. Il tremolante disco scarlatto si rifletteva sull'acqua, scomposto in larghe pennellate rosse che galleggiavano sulla superficie fluida. Seduto sulla riva, lasciai scorrere via la tristezza dal corpo. Nell'aria aleggiava l'odore greve del fango e della vegetazione di luglio. Era mezzanotte e un quarto e il silenzio regnava assoluto: niente vento, neanche un fruscio nel fogliame degli ontani. Solo l'impetuoso scorrere del fiume, migliaia di tonnellate d'acqua che s'inoltravano nelle vaste foreste, un dorso liquido nell'eternità. Si sarebbe potuto starlo a guardare all'infinito. Per quanto in perenne divenire, era sempre lo stesso fiume, esattamente come il fuoco. Il fuoco da campo dell'umanità: milioni di anni d'amicizia.

Mikael Niemi, Il manifesto dei cosmonisti, traduzione di Laura Cangemi, Iperborea, aprile 2007
(Svålhålet, 2004)
Letto nel 2007