Solo il giorno prima aveva deciso di trasferirsi nell'appartamento di un'amica, situato proprio di fronte all'ospedale. Quando aprì la porta con la lunga chiave subito lo colpì l'aspetto spoglio ma confortante della sua nuova dimora. Le pareti erano state imbiancate da poco, ma per il resto le due stanze davano un'idea di trascuratezza e di impersonalità che non gli dispiacque. Il disegno a fiori delle tende faceva a pugni con quello del copriletto e, sotto il tavolino del ripiano di vetro, gli orli del piccolo tappeto erano sollevati. Posò la valigia sul letto e vi si sedette accanto; soprappensiero scarabocchiò col dito il proprio nome sul vetro polveroso del tavolino. La seconda stanza, del tutto priva di mobili, aveva una grande finestra che dava sulla strada. Si tolse i sandali, osservò lo sporco tra le dita dei piedi e appese alla maniglia della porta la camicia d'un azzurro scolorito.
Yael Dayan, La morte aveva due figli, traduzione di Barbara Besi Ellena, Garzanti, gennaio 1969
(Death Had Two Sons, 1967)
Copertina di Fulvio Bianconi