Il commissario Bordelli entrò nel suo ufficio alle otto di mattina, dopo una notte quasi insonne, passata a rigirarsi tra i lenzuoli fradici di sudore. Erano gli ultimi di luglio, giornate afose, senza un filo di vento. Di notte l'aria era ancora più umida e malsana. Ma almeno la città era deserta, le macchine rarissime, il silenzio quasi totale. Le spiagge invece erano rumorose, piene di gente spellata. Ogni ombrellone la sua radiolina, ogni bambino il suo secchiello.
Marco Vichi, Il commissario Bordelli, TEA, gennaio 2012
(Il commissario Bordelli, 2002)
Letto nel 2012
Copertina di Francesco Chiacchio
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