È ridicolo dire che una mano umana assomiglia a una farfalla. Eppure, quella mano vi assomigliava. Forse era il modo come si muoveva, fluttuava, esitava, riprendeva a muoversi, con qualcosa che ricordava un film al rallentatore.
Anche il colore contribuiva alla suggestione. La mano era bianca, innaturale. Pareva fatta di madreperla. C'era qualcosa di serpentino, di orrendo nel modo con cui volteggiava e palpitava, senza mai stare ferma un momento. Faceva pensare a una falena bianca, velenosa.
Anche il colore contribuiva alla suggestione. La mano era bianca, innaturale. Pareva fatta di madreperla. C'era qualcosa di serpentino, di orrendo nel modo con cui volteggiava e palpitava, senza mai stare ferma un momento. Faceva pensare a una falena bianca, velenosa.
Lester Dent (come Kenneth Robeson), La terra dell'eterna notte, traduzione di Angela Campana, Doc Savage n. 1, Mondadori, luglio 1974
(The Land of Always Night, 1935)
Letto nel luglio 1974
Copertina di Karel Thole
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