Adolf Hohenstein, Franz Laskoff, Leopoldo Metlicovitz, Marcello Dudovich.
A farci caso, è ben curioso che quattro tra i "padri fondatori" del cartellonismo italiano (i più importanti per la loro variegata ma dirompente modernità nell'assai attardato contesto grafico dell'ultimo decennio dell'Ottocento) sfoggiassero cognomi esotici, indizio trasparente di ascendenze transnazionali. Per approdare tutti alle Officine Grafiche Ricordi di Milano scesero infatti dal Nord i primi due: tedesco nato casualmente a San Pietroburgo (e a lungo vissuto poi a Vienna) Adolf Hohenstein, polacco di Bromberg/Bydgoszcz Franz Laskoff o Laskowski. E arrivarono dall'Est gli altri due nominati: da un Est che, per entrambi, si chiamava semplicemente Trieste, La Trieste comunque austroungarica (e "irredenta"), dunque straniera.
Roberto Curci, Marta Mazza,
Metlicovitz - L'arte del desiderio, Lineadacqua, dicembre 2018
(
Metlicovitz - L'arte del desiderio, 2018)
Letto il 20 gennaio 2019
Copertina di Leopoldo Metlicovitz,
Sauzé Frères, 1908