24 agosto 2023

Poesie

Abbiamo fatto d'ogni erba un fascio
diciamocelo pure
Abbiamo approfittato della Pentecoste per appendere le uova di pasqua di San Bartolomeo all'albero di natale del Quattordici luglio
La cosa non è piaciuta
Le uova erano troppo rosse
La colomba è scappata
Abbiamo fatto d'ogni erba un fascio
diciamocelo pure
mischiando i giorni con gli anni i desideri coi rimpianti il latte col caffè
Nel mese di Maria che è dicono il più bello abbiamo piazzato il Venerdì tredici e la Superdomenica dei Cammelli il giorno della morte di Luigi XVI l'Anno del terrore l'Ora del pastorello e cinque minuti di sosta ristoro
E senza buone ragioni senza belle magioni senza allegre prigioni ci abbiamo aggiunto la settimana lunga delle quaranta ore e quella dei quattro giovedì
Senza contare, se non vi dispiace,
un minuto di buona confusione
Un minuto di grida di gioia di canzoni di risate e di rumori e lunghe notti per dormire d'inverno con qualche ora in più per sognare che è estate e lunghi giorni per far l'amore e fiumi per fare il bagno e gran sole per asciugarci
Abbiamo dilapidato il nostro tempo
diciamocelo pure
ma era un tempo così schifoso
Abbiamo spostato in avanti le lancette dell'orologio
strappato le foglie morte al calendario
Però alle porte non abbiam suonato
diciamocelo pure
Ci siamo limitati a scivolare sulla rampa di scale
e a sussurrare di giardini pensili
mentre per voi era già questione di fortezze volanti
ci mettete meno voi a radere una città che un barbiere di paese a radere il suo paese la domenica mattina
Rovine garantite in ventiquattro ore
anche il tintore ci resta
Come potete pretendere che ci vestiamo a lutto.

(1940)


Jacques Prévert, Poesie, traduzione di Maurizio Cucchi e Giovanni Raboni, Quaderni della Fenice n. 23, Guanda, febbraio 1981
(Paroles, 1946)
Letto il 26 febbraio 1982



Copertina di Joan Mirò, Il carnevale di Arlecchino, 1924

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